Biodinamica Craniosacrale, Respiro della vita e Respirazione Primaria

Articolo di Marco Rivetti tratto da DBN Magazine Natural Mag –  Web Edition  – Luglio 2018 – n. 4

Per la Biodinamica Craniosacrale il respiro ha una grande importanza,  che va ben oltre il processo fisiologico che ci mantiene in vita.

 

Nel linguaggio della Biodinamica Craniosacrale il Respiro della Vita viene anche chiamato Respirazione Primaria, per distinguerlo dalla respirazione polmonare. La Respirazione Primaria compare all’ inizio dello sviluppo embriologico dell’ individuo  e tra le sue azioni induce anche la respirazione polmonare, che inizierà dopo la nascita.

Parlando di Respirazione intendiamo  un processo fisiologico ritmato  in due fasi: una inalazione ed una esalazione, che corrispondono  nel nostro linguaggio ad un’espansione ed una contrazione.

Ogni fase Respiratoria, espansione e contrazione, si esprime in un unico e quasi impercettibile Movimento che coinvolge tutto  il corpo portandoci  un senso di integrità  e armonia.

Può capitare che una parte del nostro corpo crei una resistenza a questo Movimento per diversi motivi, per esempio una dolenzia,  la presenza di una cicatrice o un disagio posturale; in questo caso la Respirazione si esprimerà lo stesso ma la percepiremo come “trattenuta” in quell’area in cui c’è la resistenza.

Il nostro lavoro con la Biodinamica Craniosacrale consiste nel facilitare  il corpo ad esprimere il più liberamente  possibile questo Movimento di Respirazione.
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Percepire il Respiro della Vita

Come facciamo a percepire questa Respirazione?

Le abilità tattili che si sviluppano nello studio della Biodinamica Craniosacrale permettono  di entrare in ascolto dei sottili movimenti dei tessuti corporei con il contatto fisico, sapendo che ciò che percepiamo in superficie manifesta spesso un’attività profonda nel corpo trasmessa attraverso i diversi strati anatomici per influenza diretta.

Il Movimento della Respirazione Primaria si trasmette attraverso i fluidi nei tessuti corporei fino alle nostre mani traducendosi in questa particolare sensazione liquida definita: Marea.

L’operatore di Biodinamica Craniosacrale impara a sentire la Marea nel corpo e a distinguerne i ritmi e la qualità e a riconnettere una persona con le sue risorse riconnettendola con il ritmo della Respirazione Primaria, il ritmo del Respiro della Vita.

 

A che cosa serve la Biodinamica Craniosacrale

I trattamenti di Biodinamica Craniosacrale vanno intesi come una facilitazione all’accedere al benessere della persona e possono essere di supporto in sinergia con terapie specifiche eseguite da un altro professionista.

 

Quando fare una seduta di Biodinamica Craniosacrale

Ricevere un trattamento di Biodinamica Craniosacrale porta sempre un senso di beneficio diffuso a tutto il corpo.

Nel momento in cui vogliamo migliorare una condizione di disagio, il lavoro con la Respirazione Primaria ha dei campi di applicazione preferenziali legati fra di loro dalla necessità fondamentale di lavorare con le Risorse all’ interno dell’organismo, con la sua capacità di ritrovare un ordine e una condizione di salute senza introdurre sostanze dall’esterno.

Questo approccio incontra delle necessità sia fisiche che emotive e psichiche:

  • il supporto alla rielaborazione di una condizione traumatica;
  • la modulazione della risposta del Sistema Nervoso in condizioni di disagio psico-fisico;
  • condizioni di dolore fisico e psichico;
  • avvantaggiare lo sviluppo del bambino.

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Video

Il respiro della vita è uno dei principi fondamentali della Biodinamica Craniosacrale.
Ce ne parlano Luisa Brancolini, Maderu Pincione e Marco Rivetti, membri del direttivo ACSI.

 

La sessione di Biodinamica Craniosacrale

UNO SGUARDO DAL PUNTO DI VISTA DEL RICEVENTE

di Marco Rivetti

DBN Magazine  Web Edition – Aprile 2018 n. 3

Rendere l’accoglienza un metodo
è stato il passo fondamentale della
Biodinamica Craniosacrale

 

Ricordo ancora oggi le prime sessioni che ho ricevuto diversi anni fa, all’ inizio della mia formazione come operatore: ogni volta che
entravo nello studio, quella signora mi accoglieva in modo spontaneo e sincero; scambiavamo poche parole, di solito riguardo al viaggio che avevo percorso per raggiungerla e poi ci sedevamo uno di fronte all’altra.

Non sapevo precisamente cosa dire ma ogni volta le parole mi uscivano di bocca senza sforzo: era quello il momento in cui più mi rendevo conto di come ero stato dopo l’ultimo trattamento, avevo la sensazione che guardando la mia operatrice mi venissero in mente le cose, pensavo fosse la sua calma, oppure quella sensazione che percepivo “nell’aria” di essere ascoltato a “tutto tondo”.

IN ATTESA DI UN QUALCOSA…
A questo primo momento di dialogo seguiva la fase sul lettino: da sdraiato e vestito l’operatrice appoggiava le mani sui piedi, sulla testa
e su altre parti del corpo, in modo molto delicato e rimanendo su ogni punto per dei tempi lunghi, anche molti minuti. Scoprii poi che questo tipo di contatto serviva a stimolare una risposta del Sistema Nervoso Autonomo, infatti la mia sensazione era proprio che lei si mettesse
in attesa, aspettando che succedesse qualcosa…

… CHE PUNTUALMENTE ARRIVAVA…
Ed effettivamente poi qualcosa succedeva… dentro di me: a volte erano delle emozioni che si susseguivano una all’altra, o formicolii o
la percezione di un qualcosa che fluiva nel corpo; altre volte sognavo in dormiveglia, o magari per un po’ non mi sembrava di sentire niente.

… E POI MI SENTIVO DIVERSO
Potrei dire che si avviava un processo di rielaborazione di un mio vissuto, mi sembrava proprio che iniziasse un processo con un suo culmine e una sua conclusione, insomma succedeva qualcosa e poi mi sentivo diverso.
A volte l’operatrice interveniva parlandomi e chiedendomi di dirle cosa stessi sentendo; questo in particolare mi permetteva di sentire ancora meglio le mie sensazioni e al contempo di rimanere più lucido e cosciente di ciò che vivevo interiormente.

CAMBIAMENTI CONCRETI E REALI
Con il concludersi della seduta ritornavamo seduti uno di fronte all’altra e ogni volta notavo piacevolmente la differenza tra prima e dopo la sessione, ci prendevamo un altro breve momento di dialogo per poi salutarci.

TRE MOMENTI BEN DISTINTI

Si possono distinguere tre principi di lavoro nel trattamento di Biodinamica Craniosacarale:

1) Il contatto che svolge l’operatore è finalizzato ad entrare in comunicazione con una risposta del Sistema nervoso autonomo, quindi non viene ricercato un effetto specifico ma si dà la possibilità all’organismo del ricevente di esprimersi autonomamente.

2) L’attivazione del Sistema nervoso autonomo innesca un Processo, una serie di reazioni fisiologiche e psico-emotive che raggiungono un loro apice per poi ridimensionarsi e riorganizzarsi in un rinnovato senso di integrità.

3) Per facilitare e contenere l’espressione del Sistema nervoso autonomo, l’operatore impara a percepire e interagire con quello che viene chiamato campo, la sensazione d’insieme che percepiamo “nell’aria”, il contenitore dell’esperienza, lo spazio vitale che ci circonda e che risuona del nostro stato.

Questi tre principi permettono al ricevente di vivere un’esperienza fisica, psichica ed emotiva di riorganizzazione interiore scandita dai tempi del suo organismo e mediata da una risposta che nasce dall’interno e non da uno stimolo che arriva dall’esterno.

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Conferenza A.CS.I 2017 – Bibliografia essenziale sulla Biodinamica Craniosacrale e la risoluzione del trauma

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certificate

Il quadro normativo di riferimento – delineato dalla legge n. 92/2012, dal decreto legislativo n. 13/2013 e dal decreto Interministeriale del 30 giugno 2015 – recepisce la prospettiva europea dell’apprendimento permanente, come qualsiasi attività intrapresa dalla persona in modo formale, non formale e informale, nelle varie fasi della vita, per migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva di crescita personale, civica, sociale ed occupazionale.

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