Dis-PATIA ed Em-PATIA

La dispatia esprime l’incapacità di comprendere il punto di vista, i sentimenti e le sofferenze altrui al contrario di quello che è cosa naturale per l’empatia.

Chi “soffre” di questo disturbo è alquanto riluttante ad aprire relazioni, tende a chiudersi e pertanto non è in grado di percepire le emozioni e le sensazioni anche più sottili, non solo altrui ma anche le proprie.

Si può trattare per esempio di persone con difficoltà a manifestare le proprie  necessità, anche quelle di routine presenti nel quotidiano; persone accomodanti, che per non dispiacere nessuno si caricano dei fardelli altrui nella speranza di un ringraziamento che nella maggior parte dei casi non arriverà semplicemente perché non gli era stato chiesto di farlo.

Nelle mie esperienze professionali ho incontrato molte persone che manifestavano questa sintomatologia senza essere consapevoli che ci può essere un’ altro modo di vivere le relazioni. Mi sono chiesta il perché e quali fatti del passato più o meno recente possano aver consentito di elaborare disturbi così profondi.

Esplorando la loro infanzia molto spesso, per non dire quasi sempre, sono emersi racconti di non aver ricevuto sufficienti attenzioni affettive dai loro genitori, di non avere ricordi del loro sorriso mentre affiorano nitide e frequenti memorie di solitudine, di tristezza e di impotenza.

E allora come possono queste persone possedere un sentimento che non ha avuto la possibilità  di svilupparsi?

La scoperta del neuroscienziato Giacomo Rizzolatti sui neuroni specchio ci conferma che c’è un sentimento, parte del nostro corredo genetico che non nasce da uno sforzo intellettuale e questo sentimento si chiama empatia!

L’empatia, da non confondere con la simpatia (che include un’attitudine affettiva personale), si “incarna” già nel primo anno di vita, nelle prime poppate, quando l’infante inizia a comunicare, seppure a suo modo, con chi si prende cura di lui.
Tutto il primo anno infatti costituisce il periodo in cui si costruiscono le basi delle proprie emozioni, che si imprimono nelle nostre cellule come solchi nei dischi di vinile troppo ascoltati.

Nella vita adulta continueremo a ripetere gli stessi percorsi di cui abbiamo avuto l’ ”imprinting” da piccini e se saranno stati di gioia, di sorrisi e di attenzioni saremo degli individui adulti capaci di un ascolto aperto e privo di giudizi.
Per esempio, avete mai provato l’accoglienza che ti supporta nel racconto, quando vieni ascoltato in maniera rispettosa dei tuoi sentimenti presenti siano essi di gioia o di dolore?

L’empatia è proprio il processo di essere con l’altro, nasce quando per ascoltare offriamo il nostro “spazio di attenzione” mettendo da parte le preoccupazioni personali, in modo da far risaltare le esperienze e le percezioni dell’interlocutore.
Si tratta di un approccio aperto alla comprensione e alla capacità di immedesimarsi nei sentimenti non propri.

Fa parte del nostro corredo genetico e si attiva nell’infanzia ma è possibile coltivarla anche da adulti allenandoci ad affinare la nostra sensibilità di ascolto, a cominciare da noi stessi.
Questo allenamento ci permette pertanto di interpretare anche disturbi e malattie come puri segnali “messaggeri di…”, come “voci” che chiamano la nostra attenzione, è l’inconscio che reclama la nostra crescita di consapevolezza.

Un’ esempio: avete presente quelle persone a cui piace mangiare e si abbuffano in maniera sconsiderata? e poi puntualmente piangono per il dolore e i fastidi che in loro si manifestano?
Solo quando riusciranno ad interpretare il motivo reale per cui lo fanno potranno acquisire la forza di cambiare il loro schema e rivedere il loro modo di nutrirsi.
E la risposta reale arriva sempre dal corpo… chiede solo di essere ascoltato! La prova che l’empatia ci appartiene da sempre è che risulta essere anche un importante fattore di sopravvivenza; perché mettersi nei panni dell’altro ci consente di prevedere (pensieri, emozioni ed azioni), e quindi di modulare comportamenti e atteggiamenti.

Imparare ad empatizzare rispetto alla gioia altrui ci permette di condividerla, e questo si rivela essere un aspetto molto positivo per vivere in Salute e Benessere ed inoltre è veramente e piacevolmente contagiosa!

Leonarda Majaron
Operatrice Professionista Craniosacrale Biodinamico
Docente Scuola formazione B.C.S.
Consapevolezza Corporea