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La via del ritorno alla vita

LA VIA DEL RITORNO ALLA VITA

di Gioaccchino Allasia
Con Pasquale Palumbo e Anita Scotto di Luzio

Guarire in Italia tra Sanità e Medicina Integrata

A cura di Sabrina Servucci
Prefazione di Simonetta Bernardini

Edizioni Infinito

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Presentazione del Libro  a cura di Gioacchino Allasia

Quello che leggerete in questo libro è il sincero tentativo di fare un’istantanea su quanto e come ogni giorno, in molte realtà del mondo, la gente viva sulla propria pelle il tema della malattia, il disagio, il doversi confrontare con se stessi in primo luogo e con la dimensione della cura, dell’ospedale e del lento recupero da situazioni di estrema difficoltà.
La storia è ispirata da una grave patologia neurologica che ho contratto, con cause ancora tutte da definire, nella primavera del 2013. La complessità di una corretta diagnosi della malattia mi ha costretto a un lungo e doloroso iter che mi ha portato molto vicino alla tetraplegia e, nella peggiore delle ipotesi, alla morte. Una vera e propria odissea che ha segnato profondamente la mia vita e l’ha resa, nonostante l’enorme difficoltà e la terribile sofferenza, assai diversa da prima. Sicuramente migliore in termini di qualità complessiva e, soprattutto, molto più consapevole della direzione da intraprendere e dell’importanza del rispondere all’agognata domanda che sorge spontanea in questi casi e non solo su “cosa fare da grande”.

Il racconto è stato composto a più mani, in particolare con il prezioso apporto dei due medici che mi hanno letteralmente salvato la vita dopo che, da un primo ospedale dove ero stato ricoverato, ero uscito volontariamente in quanto nessuno mi sapeva dire cosa realmente avessi.


Ho fortemente voluto la collaborazione degli amici neurologi dell’Ospedale di Prato nel redigere lo scritto in quanto desidero proporre al lettore un ampio sguardo sui temi della malattia, della cura, della terapia, della vita in ospedale e della guarigione con visioni molto diverse.
A questo proposito sono sempre più convinto che si dovrebbe smettere prima o poi, anche tra secoli, di parlare di Medicina allopatica, non convenzionale, alternativa ecc. ma sarebbe opportuno che esistesse una sola e unica Medicina: quella complementare e integrata.

In questo ambito dovrebbero coesistere anche quelle discipline, come quelle che amo e che utilizzo da oltre trent’anni, come lo Shiatsu e il Craniosacrale che, anche se non sono di pertinenza specifica del medico, possono dare una grossissima mano nell’aiutare a prevenire e a promuovere la salute dell’individuo a vario titolo.
In quest’ottica ho voluto testimoniare la mia personale esperienza nella quale, attraverso il fondamentale aiuto di pratiche come l’agopuntura, l’omeopatia, lo yoga, la meditazione, lo shiatsu, il craniosacrale e tanto altro, sono riuscito a riemergere dal baratro e da una situazione che si era fatta davvero molto estrema e pericolosa per le mie condizioni di salute.

L’esperienza vissuta in ambito ospedaliero mi ha fatto toccare con mano le tante difficoltà a cui sia i degenti che il personale sanitario vanno incontro ogni giorno ed ho compreso davvero quanto sia sempre più difficile muoversi in certi ambienti così contingentati e affollati.
Ho apprezzato molto la dedizione e la serietà di alcuni medici, come il Dott. Pasquale Palumbo e la Dott.ssa Anita Scotto di Luzio, che hanno contribuito alla realizzazione del libro e che fanno del loro lavoro una vera e propria missione, come ho ammirato l’encomiabile e difficile lavoro di tanti infermieri e operatori sanitari che vivono ogni giorno a contatto diretto con la sofferenza.


Nello stesso tempo, come in ogni ambiente di qualunque tipo e condizione che ci troviamo ad affrontare nella nostra vita, con altri medici e sanitari ho avuto chiare difficoltà perché non tutti purtroppo fanno della propria professione, per vari motivi, una manifestazione reale d’amore.

Il Dott. Palumbo, primario di neurologia presso l’ospedale di Prato, presenta una visione dettagliata e articolata delle criticità che ancora sono presenti nella sanità toscana e italiana. Egli investiga cause e rimedi auspicabili nella gestione delle dinamiche ospedaliere anche attraverso la sua vasta esperienza politica in ambito sanitario. Pasquale, nello stesso tempo, fa emergere nello scritto la sua elevata competenza e sensibile umanità; doti, queste, che lo hanno fatto diventare amico fidato dopo anni di frequentazioni e conoscenze comuni.

La Dott.ssa Scotto di Luzio porta nel racconto la sua preziosa esperienza di medico neurologo tutor a stretto contatto con il paziente e le sue innumerevoli difficoltà umane reali. Anita descrive in modo molto comprensibile i disagi che il medico si trova ad affrontare in situazioni di emergenza come è stato il mio caso e come si possa trovare una via d’uscita concreta ed efficace. La Dott.ssa ci parla anche dei risvolti emozionali a cui uno specialista va incontro in certe situazioni vissute in ospedale e descrive in modo molto preciso le difficoltà che una donna medico si trova a dover sostenere. Le sue parole ci fanno comprendere le grandi e fondamentali risorse che il mondo femminile può dare alla causa della salute.

Nell’ultima parte del libro tratto tre temi che ritengo basilari per chiunque: la morte, la rinascita e l’amore unito alla bellezza. Ho scelto questi tre temi perché quando una persona vive, come è stato il mio caso, una terribile sofferenza dovuta a una grave malattia e ne viene fuori, passa attraverso delle fasi ben precise. La prima è la morte perché anche se ci si augura sempre di venirne fuori ci si deve lasciare dietro, alle spalle, qualcosa che non sarà mai più come prima.


Se è vero che ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo qualcosa muore dentro di noi, quando tocchi con mano l’estrema fragilità di una malattia grave in cui non sai davvero cosa ne sarà di te, allora una grossa parte di se stessi è già deceduta; e dato che mi sono avvicinato in modo sensibile alla morte ho sentito forte il desiderio di affrontare questo tema di cui la maggioranza di noi ha un’enorme paura, sebbene sia un fenomeno del tutto naturale per noi umani destinati a questo brevissimo passaggio su un puntino azzurro vagante nel nostro sistema solare chiamato “terra”.

La rinascita viene dopo la catarsi, la passione e il dolore. E’ un lento e faticoso recupero nel quale sei costretto a passare e dove devi assolutamente sviluppare una componente fondamentale se ce la vuoi fare: la pazienza. La resurrezione in questo caso è stata lunga e disagevole. Ho sperimentato da vicino cosa significa vivere con un grave handicap, non poter camminare, scendere e salire le scale, andare in bagno, lavarsi la faccia e in generale essere dominati dai postumi di una seria patologia neurologica che ti mette alla prova in ogni istante della giornata.
Un insegnamento mostruoso della natura che ha deciso di fermarmi, rallentarmi e cambiarmi profondamente fino al punto di farmi arrendere e comprendere che la mia vita non sarebbe mai più stata come quella di prima.

Quando lasciai l’ospedale di Prato per tornare finalmente a casa, l’ultima cosa che mi fu detta da un’infermiera del reparto è stata: “Si ricordi che le malattie neurologiche ci mettono un attimo ad arrivare e un tempo infinito a migliorare.” Così è stato e ho voluto testimoniare gli innumerevoli disagi che ho passato nel lunghissimo periodo di convalescenza che, per certi versi, a distanza di tre anni, continua ancora adesso.
L’ultimo capitolo tratta il tema fondamentale dell’amore e della bellezza senza le quali, credo, non ce l’avrei mai fatta; aggiungo con forte consapevolezza che senza di esse non potremmo vivere la nostra esperienza di umani. Credo infatti che solo l’amore e, come diceva Dostoevskij, la bellezza possano salvare il mondo.
Sono più che convinto che senza lo straordinario amore ricevuto da tante meravigliose persone che mi hanno aiutato in tante forme oggi non sarei qui a scrivere questo libro.


Mi definisco un credente non religioso ma se pensiamo che la forma di terapia maggiormente diffusa nel mondo è la preghiera ci dobbiamo fermare a riflettere. Perché oggi la gente vive sempre più nel conflitto e nella frustrazione? E come mai ogni volta che ci troviamo a diretto contatto con sofferenze devastanti veniamo spinti da un’inesorabile forza di amore che si esplicita spontaneamente nell’aiutare chi sta davvero soffrendo? Viviamo così anche perché la nostra società ci impone fin da subito il tema deleterio dell’egocentrismo.
Pensiamo esclusivamente in gran parte a coltivare il nostro orticello e godiamo se esso ci pare più bello di altri. Ma nel momento in cui tocchiamo la nostra vulnerabilità ecco che tutto cambia e diamo la colpa al destino e ci chiediamo perché proprio a me. Dobbiamo assolutamente riprendere a pensare in modo diverso se vogliamo dare un senso alla nostra vita e comprendere che ogni disagio, le grandi difficoltà, il dolore portano con essi grandi risorse. La nostra debolezza ci offre la stupenda possibilità di trasformarsi nella nostra forza.

In tutta questa vicenda alla fine mi sono reso conto che aver ricevuto così tanto amore da così tante persone è il risultato di quanto, in tanti anni di lavoro a favore del prossimo, avevo donato. Pertanto ho preso coscienza che senza sperimentare realmente una malattia così devastante e invalidante non avrei mai potuto sapere, fino in fondo, cosa significhi tangibilmente la salute e cosa voglia dire l’amore. E allora, alla fine di quello che ho sentito più volte come un vero e proprio calvario, sono arrivato al punto di ringraziare la malattia per l’incredibile insegnamento che mi ha dato.

Mi auguro con tutto il cuore che questo libro possa servire al lettore, anche in minima misura, ad avere una visione complessiva più chiara sul fenomeno della malattia e della cura e a rendersi conto della meravigliosa impermanenza della vita.

Gioacchino Allasia

Per info: www.gioacchinoallasia.it

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